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UGO MULAS, PIETRO CONSAGRA, ARNALDO POMODORO
Milano 10 aprile 2026 – 26 giugno 2026
Lugano 17 settembre – 20 dicembre 2026
UGO MULAS, PIETRO CONSAGRA, ARNALDO POMODORO
Cortesi Gallery
A cura di Alberto Salvadori
In collaborazione con Archivio Mulas
Ugo Mulas – Pietro Consagra – Arnaldo Pomodoro, è curata da Alberto Salvadori, presso entrambe le sedi della galleria. L’esposizione rappresenta il terzo capitolo della collaborazione tra la galleria e il curatore, un percorso di ricerca dedicato alle relazioni e ai dialoghi che hanno attraversato la scena artistica italiana del secondo dopoguerra. La mostra è stata realizzata con il supporto dell’Archivio Ugo Mulas, che ha messo a disposizione della galleria gli scatti dell’artista.
La vicenda artistica e lo stretto rapporto personale che ha coinvolto queste tre figure centrali del Novecento costituiscono il fulcro del progetto. Ugo Mulas condivideva con Pietro Consagra e Arnaldo Pomodoro una profonda consonanza di intenti e di visioni sulla vita e sull’arte. Il loro rapporto, fondato su una continua prossimità intellettuale e umana, si sviluppa all’interno di un contesto in cui il confine tra esperienza artistica ed esperienza quotidiana risultava costantemente attraversato.
Mulas incontra Consagra per la prima volta a Venezia nella Biennale del 1954 e successivamente nel 1960, in occasione della Biennale in cui lo scultore riceve il Gran Premio Internazionale per la scultura. Da quel momento il sodalizio tra i due non si interrompe, dando luogo a momenti di intensa riflessione e conoscenza reciproca. Arnaldo Pomodoro, fin dal 1959, è una presenza costante nella vita e nel lavoro del fotografo, che a lui rimane legato da una collaborazione continua e da un dialogo ininterrotto. Come lo stesso Mulas ricordava: «C’è un artista per cui ho lavorato di più: Arnaldo Pomodoro […] e, da dodici anni, gli fotografo tutte le sculture. Ogni volta che ha una cosa pronta mi telefona, e io vado».
La mostra potrebbe apparire come un dialogo tra due scultori e un fotografo; in realtà è qualcosa di più: è il racconto, necessariamente concentrato, di una reciproca intimità. Le fotografie restituiscono il grado di conoscenza e confidenza che legava i tre protagonisti, configurandosi come un ulteriore livello autobiografico. Non si tratta di fotografia d’arte intesa in senso tradizionale, né di semplice documentazione: ciò che emerge è una vera e propria consegna reciproca tra le parti, ciascuna nel proprio ruolo.