NEWS

PIETRO CONSAGRA. LO STUDIO DELL'ARTISTA COME PERFORMANCE DI UNA VITA, ROMA, ARTE IN NUVOLA

Entrata dello studio, 2005 stampa vintage ai sali d’argento su carta baritata. Photo Claudio Abate © 2024 Archivio Claudio Abate
Studio di pittura, 2005 stampa vintage ai sali d’argento su carta baritata. Photo Claudio Abate © 2024 Archivio Claudio Abate
Giardino, 2005 Sul fondo: Matacubo stampa vintage ai sali d’argento su carta baritata. Photo Claudio Abate © 2024 Archivio Claudio Abate

22 novembre - 24 novembre 2024
PIETRO CONSAGRA. LO STUDIO DELL’ARTISTA COME PERFORMANCE DI UNA VITA
Roma, Arte in Nuvola

A cura di Archivio Pietro Consagra
Ideazione e allestimento di Ruggero Moncada di Paternò
Foto di Claudio Abate, Ugo Mulas
Testo di Gabriella Di Milia
Coordinamento tecnico Giorgia Gibertini, Fabrizio Introini

Pietro Consagra avrebbe voluto ricostruire ed esporre in una mostra il suo studio di via Margutta 48, in cui era stato fondato, nel 1947, il gruppo Forma. Questo desiderio ci ha spinto oggi a rendere oggetto di una mostra, all’interno di Arte in Nuvola, il suo studio e il giardino di via Cassia 1162 a Roma, oggi non più esistenti, presentando una sequenza fotografica e alcune sculture in essa presenti.

Secondo il filosofo e semiologo statunitense Charles Peirce (1839-1914), la fotografia è una vera e propria emanazione di qualcosa che è stato, che era lì in un dato momento: è una traccia che, in assenza di un corpo o di un oggetto reali, ha la capacità di indicarci che un oggetto o un corpo sono esistiti come sorgente di raggi luminosi, che raggiungono noi che siamo qui. Attraverso la fotografia noi oggi abbiamo la possibilità di percepire qualcosa che appartiene al passato portandola nel presente e sentendola come attuale.

Consagra stesso ha fotografato costantemente le sue sculture, le persone amate e i luoghi in cui ha vissuto o che ha visitato durante i viaggi. In un certo senso il fermo immagine e la bidimensionalità della fotografia potevano essere affini al suo concetto di scultura frontale dal minimo spessore. Nel suo rivelarsi da un unico punto di vista questa scultura sembra infatti porsi come un ostacolo che porta a soffermarsi per generare un piacere riflessivo.

Lo studio di un artista, nel percorso di un’esistenza, diviene l’immagine del processo del suo pensiero e della sua immaginazione. Luogo di lavoro in cui tutto è in divenire, tutto è vissuto come un’avventura amorosa in cui l’opera, nel suo farsi, può svilupparsi per fasi che possono portare a un risultato finale sognato oppure restare non conclusa.

In un certo senso, nel suo insieme, lo studio può anche considerarsi un autoritratto complesso, costruito nel tempo dall’artista e di cui è importante non perdere le tracce.

Nello studio di via Cassia Consagra ha lavorato e vissuto per 50 anni, e la suggestiva serie di fotografie, scattate nel 2005 da Claudio Abate, ci trasmette il fascino di una moltitudine di forme che lo hanno circondato come silenziose presenze spirituali. Tra queste possiamo individuare, nel giardino, sculture dal titolo bizzarro di Matacubi, in dialetto siciliano oggetti molto compatti e spesso ingombranti. Scolpite o eseguite, a partire dal 1985, in ferro dipinto, come possibile alternativa alle rigide barre in legno e ferro delle panchine, queste opere dalle forme sensuali e inanellate sono pensate dall’artista per attrarre a sedersi in due o in tre e per attivare nuove dinamiche dello sguardo e del corpo.

Nell’affascinante documentazione fotografica colpisce, sempre nel giardino, la presenza di altre sculture in pietra, proposte al vero accanto alle foto, per la loro significativa eccentricità rispetto alle opere maggiori di Consagra: il paracarro Welcome to Rome (1964), Libeccio antico (1972), Ligiona n. 3 (1975) che testimoniano il suo impegno a intervenire con l’arte nella vita per renderla creativa e coinvolgente.

Consagra aveva fotografato i paracarri esistenti in tutte le città italiane (tranne a Firenze che non ne ha neppure uno), scegliendo tra questi capolavori “tanto singolari da non essere stati notati da alcuno”, eseguiti, ad esempio, da artisti come Bernini e Borromini. Da qui l’idea di realizzarne alcuni, anche per contrastarne con ironia, in un suo scritto, la simbologia fallica di potere virile.

Libeccio antico, si presenta nella sua elementarità come un archetipo immaginario che fa parte della serie Pietre matte di San Vito, denominazione che allude all’attenuato lucido del materiale, e al celebre ballo della località siciliana da cui il marmo proviene. In Ligiona n. 3, invece, il colore del granito nero e grigio evita, come sempre nella scultura di Consagra, il contrasto accademico di luce e ombra.

Insieme alle fotografie di Claudio Abate sono esposte ad Arte in Nuvola anche nove preziose foto vintage di Ugo Mulas che ritraggono Consagra nello studio, consentendo così di aprire una finestra sulla continuità del lavoro dell’artista: un doppio di sé destinato a sopravvivergli e che possiamo considerare la performance di un’intera esistenza.