NEWS
“MURO BIANCO” E “FERRO BIFRONTALE ARANCIONE” DI PIETRO CONSAGRA ALL’AEROPORTO DI ROMA FIUMICINO, Terminal 1 e Terminal 3, maggio 2026 – maggio 2027
Maggio 2026
Prosegue la collaborazione tra Aeroporti di Roma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (GNAMC) per portare l’arte italiana negli spazi del principale scalo aeroportuale del Paese.
Per il secondo anno consecutivo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma presenta ai passeggeri due importanti opere di grande formato della scultura italiana, provenienti dalle proprie collezioni.
Presentate per la prima volta nel 1978 al Festival Spoleto USA di Charleston, le due sculture di Consagra trasformano un luogo di passaggio in uno spazio di sosta e di osservazione e instaurano un rapporto naturale con l’architettura e con il movimento dei passeggeri. Le opere, concepite come elementi capaci di confrontarsi con lo spazio urbano, restituiscono la ricerca dell’artista sulla frontalità, sul rapporto tra superficie e spazio e sulla possibilità della scultura di abitare l’architettura senza sovrapporsi ad essa, ma diventandone parte integrante.
Muro Bianco (1975), allestita nel Terminal 1, appartiene alla serie dei Ferri dipinti, opere di grande formato caratterizzate da una nuova concezione strutturale. Richiama un elemento che separa e, allo stesso tempo, mette in relazione due campi visivi, entrambi accessibili e percepibili. La scultura è composta da quattro elementi accostati, dai profili sinuosi e arabescati, che si integrano in una composizione unitaria, dinamica e fortemente ritmata.
Ferro bifrontale arancione (1977), allestita nel Terminal 3, appartiene alla serie delle Bifrontali, realizzate da Consagra tra il 1968 e il 2004. In queste opere viene superata la tradizionale distinzione tra fronte e retro: entrambe le facce possiedono lo stesso valore e sono concepite per essere osservate da punti di vista differenti. La scultura non propone quindi una visione unica e definitiva, ma cambia insieme allo sguardo di chi la attraversa e la osserva. La percezione dell’opera si modifica con il movimento e invita il pubblico a confrontarsi con prospettive sempre nuove. Si distingue per l’intenso colore arancione, elemento particolarmente significativo nella ricerca dell’artista e capace di richiamare la sensibilità visiva degli anni Settanta. Il ferro dipinto, materiale tradizionalmente associato alla dimensione industriale, acquista qui una qualità cromatica sorprendentemente vibrante: la luce ne modifica continuamente la resa e rende la superficie mutevole e sempre diversa.
Gli interventi conservativi di entrambe le opere si sono svolti nell’ambito delle attività didattiche del Corso di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia – DIBAF di Viterbo, in coordinamento con i Funzionari Restauratori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.